Continuando sull’Euro

A questo punto avendo visto come si comporta una economia in recessione, in un regime a tassi di cambio fisso come è appunto l’Europa con l’euro, possiamo arrivare a concludere che ogni shock negativo della domanda produca una riduzione della domanda aggregata che grava sulle imprese nazionali.
In breve: ogni riduzione di domanda aggregata interna corrisponde ad una riduzione di pil richiesta alle imprese italiane.

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Immaginiamo allora uno spostamento della curva AD (cioè la domanda aggregata) verso sinistra,  in questo nuovo grafico che rappresenta semplicemente la domanda aggregata (spesa interna+domanda estera) e l’offerta aggregata (ciò che le imprese danno).
Lo spostamento a sinistra rappresenta esattamente una riduzione della domanda aggregata,  e infatti una curva AD più a sinistra, andrebbe ad incrociare la curva AS (cioè l’offerta aggregata) ad un Y inferiore appunto (dove Y rappresenta il pil, cioè la produzione aggregata) e a prezzi inferiori.
Qual’è allora il problema?

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A questo punto siamo giunti al punto cerchiato (osserviamo come in questo caso DA sia la domanda e OA sia l’offerta aggregata).
A questo minore punto di produzione,  le imprese deindustrializzano in quanto per produrre meno avranno bisogno di meno lavoratori e meno macchinari, quindi licenziano.
Ora, spiegando in maniera semplice,  è intuitivamente chiaro che per poter tornare a vendere la quantità di pil del tempo 0 (prima della recessione) è necessario abbassare i prezzi.
Abbassando di molto i prezzi, la domanda ricomincerà ad acquistare la stessa quantità che richiedeva in precedenza, ovviamente a prezzi inferiori.
Possiamo osservare ciò scorrendo la retta OALP.
Chiaramente però le imprese vendono a prezzi più bassi la stessa quantità solo se è possibile abbassare i costi, siccome i ricavi sono minori, e i costi sono in gran parte legati al salario dei lavoratori.
Il trader off è semplice e spietato, o si mantengono i salari stabili, e anche i prezzi, ma in tal caso i licenziati non verranno più assunti (e dunque come osserviamo in Italia aumenta il tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile) oppure in alternativa,  tutti si è disposti ad un abbassamento generalizzato dei salari e quindi dei prezzi,  riportando la produzione aggregata Y al livello originale e riassumendo la forza lavoro precedentemente licenziata.
Ecco cosa si intende per flessibilità salariale e lavorativa, ciò che tanto ci chiede l’Europa.

Thomas Zalambani

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L’Euro nuoce gravemente alla salute.

Che cos’è l’euro?  Cosa si dice, quando si parla di “moneta sbagliata” o di tasso di cambio fisso?  Cercherò in breve di delineare un panorama generici che sia in grado di spiegare in maniera semplice il problema relativo all’euro come moneta unica.
Innanzi tutto introduciamo un semplice grafico.

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Per semplificare il tutto possiamo dire che il grafico mette in relazione la Domanda di prodotto nazionale (ascisse) e il valore del Tasso di cambio (ordinate).
Da che cosa è determinato il tasso di cambio che chiamiamo e ?
Questo viene determinato dalla domanda estera di beni nazionali, e dall’offerta nazionale di beni destinati all’estero (legge della domanda e dell’offerta).
Per ora tutto molto semplice quindi, più è desiderato il prodotto italiano,  più e cresce, più aumenta la quantità di prodotto che l’Italia può esportare,  più cala e.
Il tasso di cambio quindi determina la quantità di pil domandato da fuori nei confronti dell’economia italiana,  ovvero determina le esportazioni (e importazioni) che chiamiamo d’ora in poi NX (*per approfondimento su come ricavare NX=IMP-EXP vedi in fondo alla pagina).
Alla quantità di pil che esportiamo però va aggiunta quella che consumiamo all’interno come cittadini e come stato. Spesa interna e export assieme costituiscono la domanda aggregata che grava sulle imprese nazionali, che corrispondono un offerta congrua.
Questa quantità si trova sulle ascisse del grafico,  e dipende da e perché anche NX dipende da e.

NX quindi è l’unica variabile della Domanda aggregata in quanto si considerano indipendenti il consumo statale e privato interni,  infatti nel grafico se si muove e si muove anche la domanda di pil scorrendo sulla curva IS.

Se quindi ad esempio ipotizzassimo che i valori della spesa interna invece che essere indipendenti e costanti,  crescessero , allora ciò significherebbe che siamo di fronte a un boom economico e che a parità di export, è aumentata la domanda generale di pil.

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Immediatamente però nel momento in cui la domanda interna cresce,  osserviamo come il tasso di cambio si rimodelli in modo da crescere quel tanto che basta per riportare la domanda di pil allo stato precedente.
In poche parole, quando le imprese si accorgono che i propri concittadini chiedono di più,  invece che vendere quel prodotto in eccesso all’estero,  lo vendono in Italia,  e ovviamente ad un aumento della spesa interna corrisponde una identica riduzione delle esportazioni NX.
Io tasso di cambio quindi si modella e assorbe il boom
Lo stesso discorso si può fare nel caso in cui vi sia una Recessione,  ovvero uno spostamento della curva IS verso sinistra  (Sì noti che se non ci fosse la curva LM verticale, uno spostamento di IS a sx a parità di e significherebbe una riduzione di domanda di pil sulle ascisse ).
L’incrocio con LM ci dice però che e si aggiusta riportando il pil come prima.

A questo punto quindi, cosa accade se  invece di essere indipendenti e costanti, i valori della spesa interna calassero rovinosamente?  Cosa accadrebbe cioè se il popolo italiano smettesse inspiegabilmente di consumare? Si avrebbe una Recessione, cioè un calo drastico della domanda.
A questo punto il tasso si aggiusta facendo si che se all’interno non c’è più domanda di prodotto, quello in eccesso venga esportato.  Aumenta l’export,  cala il valore di e.
Ciò che accade quindi è che a tasso flessibile shock positivi o negativi della domanda vengono assorbiti dal tasso di cambio,  ed è la domanda estera che supporta le imprese nazionali, comprando di più o di meno. Questo avviene perché se il tasso cala il proprio valore, allora anche il valore dei beni nazionali sono più convenienti all’estero e viceversa.

Tutto ciò se è solo se il tasso di cambio si aggiusta, ma se il tasso di cambio è fisso…
Se è fisso ovviamente non potrà aggiustarsi in relazione agli shock e non potrà assorbirli.
Questo è ciò che accade.

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Se aumenta la domanda interna, siccome non deve modificarsi il tasso di cambio e sarà necessario che NX non cambi (siccome offerta di beni di esportazione NX cambiano solo se cambia il tasso e).
Quindi cosa accade?  Le imprese producono di più,  soddisfando la superiore domanda interna e mantenendo stabile la quantità di beni esportati.
E in caso di recessione?
In caso di recessione si ha l’effetto contrario,  ovvero una riduzione della domanda di produzione che grava negativamente sulle imprese.
In poche parole con tasso variabile una Recessione viene assorbita vendendo all’estero,  con tasso fisso invece la recessione viene assorbita tramite una deindustrializzazione del tessuto lavorativo. C’è meno domanda interna e quella estera rimane costante (non può crescere o calare perché il tasso di cambio non varia) e quindi le imprese devono per forza produrre di meno e lo fanno licenziando personale e mandando in ammortamento i macchinari da lavoro.
Questo è l’effetto del Tasso di cambio fisso contenuto nell’Euro.
To be continued…